vittoria haziel
Il morbo della “Leonardite acuta”

L’espressione fu usata da uno dei miei detrattori (che oggi ci guarda dall’alto dei cieli forse finaslmente liberato dal fardello delle sue menzogne), esponente attivo dell’establishmente, il vaticanista del “Messaggero” Orazio Petrosillo. In una delle valanghe di lettere dirette al settimanale Oggi dopo un coraggioso reportage sulla riproduzione della tela da me commissionata, mi aveva riscontrato con saccente ironia una grave patologia. La diagnosi era la seguente: “affetta da leonardite acuta”. Un po’ come dire “la mucca pazza”, o “la sindrome di down”.
Effetti collaterali della patologia acuta?
Tendenza alla “bestemmia”, che scardina secolari imprinting consolidati e genera scandalo nell’opinione pubblica conformista (un esempio per tutti: la “Sacra Sindone” è un capolavoro d’arte firmato Leonardo).
Altri effetti collaterali della “leonardite acuta”. Ecco i sintomi più comuni: il cervello comincia a muoversi, riacquista la capacità critica. Nonostante il dolore dei primi tempi è consigliato andare avanti nella malattia che diventa cura. Succede anche ai muscoli, quando non li si adoperano da tempo. La mente pian piano esce dall’atrofia, si comincia a sentirsi vivi.
Diventa sempre più difficile essere manipolati dagli altri.
Il “malato” si libera via via dal dolore delle costrizioni. Si accorge di avere avuto per troppo tempo poche ali e troppe catene.

Chi soffre della grave patologia detta della “leonardite acuta” sviluppa dosi infinite di pazienza. Lo sorregge e lo incita la frase del Maestro, che la paragona ai panni che siamo costretti ad aggiungere man mano che fa sempre più freddo.
Lo sforzo del “mind building” (lavoro sulla mente insieme al “body building”, lavoro sul corpo) è compensato dalla crescente e incredibile sicurezza di potercela fare a ragionare da soli, invece di cibarsi di pensieri precotti e… geneticamente modificati.
Per il credente, l’effetto collaterale più diffuso è quello di acquistare una “fede adulta”: quella che fa tanta paura a Ratzinger. Il non credente ha fede solo nell’uomo.
Il morbo contagiosissimo si manifesta con la perdita della paura di passare “al di là”, di andare controcorrente, di essere bollato come “diverso di testa”.

Cari ospiti del mio salotto vogliamo guarire da questa malattia? Sento che molti rispondono: “No”. Altri – quelli più svogliati o deboli – vorrebbero essere guariti.
La maggior parte, però, sono sicura, va in cerca delle occasioni di contagio, richiede vaccini che inducano lo strano male che cura, e se alla fine si accorgono di essere affetti dal leonardesco morbo, andranno fieri delle modificazioni avvenute nella mente e nel corpo.
Arrivo persino a dire che la “leonardite acuta” possa farci guarire dalla vita. Finiamo con il volerci più bene perché ci stimiamo di più.

“E se io avrò imparato a vivere, io avrò imparato a morire”. Parola da Vinci.

In chiusura vi mostro una piccola rassegna stampa della prima comparsa del “male leonardesco”.
Ecco l’elenco delle principali testate che riportarono la mia scoperta ben otto anni prima dell’uscita del libro:

Il Tirreno, 26 luglio 1990
La Nazione, 26 agosto 1990
Visto, 30 agosto 1990
L’Europeo, 20 marzo 1992
Oggi, 29 marzo 1993
Corriere della Sera, 18 marzo 1993
Gioia, 17 marzo 1993
Visto, 23 settembre 1994