vittoria haziel

Per un’amica delle parole
lunghi silenzi
varranno forse di più?

Lunghe pause
sospesa
confusa
ottusa
chiusa.

Lunghe attese
di scintille
che ora tacciono la luce
negano gli entusiasmi.

Il cielo di parole
ha inghiottito
le sue stesse stelle.

***

Sto covando
covando la vita
la mia la tua la nostra
vita
nel vuoto non amniotico
di un nulla sterile.

Uova di dolore?
No.
Un grande uovo
come un buco nero
lo sento.

L’ho fatto
e non me ne sono accorta.
Quando l’ho fatto?
Chi mi ha ingallato
a tradimento
mentre mi trastullavo
a vivere?

***

Ti devo parlare di felicità
mi chiedi la terapia.
Eppure io…

Al lume di candela
ho spento le luci della vita
il buio mi accende
la torcia dentro.

Non voglio luci
nei miei antri segreti
voglio che il tempo
se li inghiotta così
non vedere, non sapere…

Di questa dimensione dell’anima
farci pallottole di carta.

Voglio il pozzo
come utero stretto
angolo di vita, rifugio.

Concedetemi la non vita
di tanto in tanto
concedetemi un’immobile eternità,
l’incanto del nulla.

Lasciate che mi tolga la corona
e indossi panni da schiava
che può più della Regina.

Cospargetemi il capo
con ceneri di banalità.

Anestetizzatemi
e sarò felice.

***

Torino, Strada alle sei Ville.
E’ pulita la città
lavata dal vento.

Il lago di tetti si accende
di tremuli occhi
stelle di finestre
e strade come rami
d’abeti addobbati.

La città con i suoi pensieri
di regali
appesi agli alberi dei viali
per abbellire la notte.

La Mole bianca di luce
come il Gigante Buono
per noi Pigmei dell’amore.
Il mio “Paradiso” (1) fa quel che può
contro la violenza mascherata
dal tintinnio delle renne.

(1) “Il paradiso nelle nostre mani”
(scritta per la nascita di Teresa, nipotina ereditata, e recitata a Torino Incontra durante il convegno sui pellegrinaggi “Le vie del cielo”)

13 Aprile, 9 giorni di vita


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